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Esistono due motivi per leggere un libro: uno perchè vi piace e l'altro è che potrete vantarvi di averlo letto.(B.R.)

Ma se noi siamo ciò che noi mangiamo (e lo siamo!) la nostra mente sarà ciò che noi leggiamo? (Rita)

La cosa più seccante, a questo mondo è che gli imbecilli sono sicuri di sé, mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi. (Albert Einstein)

Ogni lettura è un atto di Resistenza….a tutte le contingenze 

(Daniel Pennac)

Leggere è praticare la libertà (Rita)

Non ci sono amicizie più rapide di quelle tra persone che amano gli stessi libri (Irving Stone)

Quando penso a tutti i libri che restano da leggere…oh che gioia! (Rita)

 

 

 

 

L' AMACA

16 Maggio 2012 

Con tutto quello che succede, fa quasi sorridere la notizia che alcuni  irriducibili del Pdl, introdottisi nella Commissione giustizia della Camera con il pretesto di farne parte, stanno tentando in tutti i modi di boicottare le nuove norme anticorruzione. Come il proverbiale soldato giapponese che proseguì in solitudine la seconda  guerra mondiale non sapendo che era finita, questo manipolo si batte contro lo spettro del “giustizialismo” come se il capo fosse  ancora assediato a Palazzo (Chigi e Grazioli) con i gendarmi che bussano  alle porte. Come se quella stagione e quelle faccende non fossero  acqua passata, appena una trascurabile pozzanghera di fronte allo  tsunami che l’ha poi travolta e cancellata, la crisi economica, la recessione  italiana, lo sfarinarsi dell’Europa.  Ridotto dal voto amministrativo alla propria radice quadrata, il Pdl  non si rende conto che rischia di passare alla storia non solo come il  partito di Berlusconi (che già non sarebbe gran cosa) ma come il suo  ufficio legale, traslocato in Parlamento per semplificare gli iter. Qualcuno  dovrebbe passare ai pidiellini barricati in Commissione giustizia  le notizie del giorno, o perlomeno una notizia stampa degli ultimi quattro  o cinque mesi, perché sappiano che, fuori di lì, non ci si occupa più  di loro, e soprattutto non più del loro illustre cliente, da tempo prescritto, da tempo dimenticato.   - MICHELE SERRA

 

Le vacanze dei disabili non si devono tagliare

Caro Direttore, purtroppo, come già successo negli ultimi anni, il Comune di Torino ha proposto di ridurre i soggiorni estivi per le persone con handicap intellettivo grave da 14 a 10 giorni per i Servizi assistenziali diurni e da 14 a 5 per i Servizi assistenziali residenziali nonostante che in una delibera della Giunta comunale abbia riconosciuto che «i soggiorni a favore delle persone disabili sono finalizzati a: mantenere le abilità possedute, fare acquisire, ove possibile, alla persona disabile nuove autonomie e vivere insieme ad altri ragazzi, giovani e adulti un’esperienza di vacanza di gruppo; dare sollievo alle famiglie impegnate quotidianamente ad assistere e curare il proprio congiunto disabile; offrire occasioni per una più approfondita e diversa conoscenza degli utenti e delle loro capacità di relazionarsi con il gruppo in un contesto diverso».Anche il Consiglio comunale si era espresso in tal senso con le Mozioni n. 55 del 12 ottobre 2009 e n. 12 del 1° febbraio 2010. Infine il sindaco, ultimamente, aveva assicurato tramite i quotidiani che non sarebbero stati tagli ai servizi assistenziali. Chiediamo pertanto al Comune di mantenere gli impegni.

Lettera firmata

Quando ho letto questa notizia la scorsa settimana ho provato un disagio fortissimo e mi sono ancor di più convinto (l’ho anche detto al sindaco Fassino durante la trasmissione Ballarò) che la politica e i cittadini devono avere il coraggio delle scelte, cioè di scegliere cosa tagliare e cosa salvare, senza attuare riduzioni medie per tutti.Coraggio che comporta assunzioni di responsabilità anche da parte dei giornalisti e dell’opinione pubblica che hanno il dovere di farsi carico della complessità e non guardare ogni volta alle singole situazioni. Siamo in tempi di crisi ma non si può tagliare tutto, ci sono riduzioni che hanno effetti drammatici sulla vita di famiglie già duramente messe alla prova. Preserviamo queste e proviamo a rinunciare a ciò che magari ci piace ma di cui possiamo fare a meno.  

17 Maggio 2012

di Massimo Gramellini (La Stampa)